Cyberstupidity

Cyberstupidity è un termine che da qualche tempo è entrato a far parte del mondo della comunicazione e dell’educazione. Un passo indietro ci porta alla nota metafora del pedagogista Marc Prensky che coniando i termini di nativi digitali/immigrati digitali aveva sollevato molte discussioni su natura/cultura, giovani/adulti. Prensky nel 2010 rinnova il dibattito introducendo la dicotomia fra saggezza e stupidità digitale. Cosa significa essere stupidi in rete? E cosa significa essere saggi?

La questione non si riduce al piano anagrafico, ma ci riporta all’uso consapevole e critico delle risorse che il digitale ci mette quotidianamente a disposizione.

Si tratta di un punto di vista su cui ci si interroga da tempo: i media digitali oggi a disposizione consentono di estendere la comunicazione ampliando le reti presenziali. Questo però non implica che tutti siano in grado di gestire nel modo migliore i nuovi ambiti relazionali e sociali che il digitale mette a disposizione.

Così come posso essere stupido quando faccio inciampare un compagno con uno sgambetto, posso comportarmi in modo analogo in rete ad esempio con una parola mal posta in un commento su Facebook (flaming o cyberharassement) o con una fotografia imbarazzante mandata al gruppo in Whatsapp (sexting e in casi di persecuzione prolungata anche cyberbullying). Fenomeni nuovi che sollecitano una domanda: come possiamo costruire saggezza anche online?

La risposta comporta due passaggi:

  • la conoscenza dei diversi aspetti del digitale, incluse le derive e le patologie associate,
  • la padronanza dei linguaggi (gestire un forum, una chat, una pagina in Facebook, un blog sono cose simili ma non identiche).

Diventa fondamentale conoscere i consumi digitali giovanili e approfondire anche la conoscenza delle forme, dei luoghi e delle manifestazioni dei più diffusi comportamenti trasgressivi nel web (gambling, sexting, cyberstalking, flaming, cyberharassement, cyberbullying) per avviare progetti di prevenzione dedicati, “ad hoc” per ogni singola realtà.

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Cyberstupidity: le diverse forme di comportamento trasgressivo nel web

Il prof. Pier Cesare Rivoltella docente dell’Università Cattolica di Milano e direttore del Cremit ha partecipato ad un ciclo di quattro incontri divulgativi “Schermo, schermo delle mie brame” “, un percorso di prevenzione sui comportamenti a rischio in età giovanile in una dimensione digitale nel Verbanese.

Nel suo intervento del 3 marzo 2016 ha approfondito il tema “Cyberstupidity: le diverse forme di comportamento trasgressivo nel web”, analizzando alcuni tra i fenomeni più diffusi tra gli adolescenti e proponendo nuove strategie educative.

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(aggiornato al 6 aprile 2021)

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